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Cordoglio per la prematura scomparsa di Alfredo Viloria

Cordoglio per la prematura scomparsa di Alfredo Viloria. Nel tardo pomeriggio di martedì 29 Dicembre si è diffusa la terribile notizia della...

lunedì 13 novembre 2017

Riuscirà Bonn a sciogliere i nodi di Parigi? (di Francesco Gesualdi, Centro Nuovo Modello di Sviluppo)


Ci sono ambiti in cui i governi sono capaci di stipulare accordi, non solo vincolanti, ma addirittura dotati di capacità sanzionatoria, pur di farli rispettare. E’ il caso dei trattati commerciali posti sotto tutela dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Chi non li rispetta può essere portato a giudizio e sottoposto a rappresaglie economiche finché non si sia adeguato ai dettami dei trattati firmati. Non così per la questione climatica regolata dall’accordo siglato a Parigi nel dicembre 2015. Al di là dei toni trionfalistici, quell’accordo è poco più di un elenco di cose che gli stati dovrebbero fare per tamponare la situazione. Quanto alla loro realizzazione non c’è niente di certo perché ogni stato ha piena libertà di stabilire obiettivi, tempi e strategie. E’ la classica politica dei due pesi e due misure: regole vincolanti, o hard law, per la vita delle imprese; regole volontarie o soft law, per la vita delle persone.
Senza impegni precisi e senza denti per mordere, l’accordo di Parigi si regge sulla fiducia alimentata tramite incontri che i paesi firmatari programmano periodicamente per fare il punto della situazione, ridefinire le urgenze, discutere sui nuovi passi da compiere e strategie da seguire. Il primo incontro si è tenuto a Marrakesh nel novembre 2016 ed ora si ripete a Bonn sotto la sigla di COP23. E proprio in vista di quest’ultimo appuntamento, il Programma sull’ambiente delle Nazioni Unite, ha pubblicato un nuovo rapporto, dal titolo emblematico The emissions gap report 2017, in cui segnala che complessivamente l’umanità non ha ancora imboccato la strada della riduzione delle emissioni di gas serra. Seppur a ritmi inferiori rispetto agli anni precedenti, nel 2014, 2015 e 2016, i gas serra hanno continuato a crescere rispettivamente dello 0,9, 0,2 e 0,5%. Il rapporto segnala anche che gli impegni di riduzione assunti dai paesi aderenti all’accordo, coprono solo un terzo delle riduzioni necessarie per impedire alla temperatura terrestre di salire oltre i due gradi centigradi. E a complicare la situazione c’è l’enigma Trump. L’amministrazione Obama oltre ad avere aderito all’accordo, si era impegnata a ridurre le emissioni di gas serra, entro il 2025, del 26-28% rispetto a quelle emesse nel 2005. Ora Trump minaccia di ritirarsi dall’accordo con effetto immediato, seppure una clausola gli proibisca di farlo prima del 2020. Intanto conviene ricordare che dei 197 paesi che nel 1994 sottoscrissero la prima Convenzione ONU sul clima, ben 20 non hanno ancora ratificato l’accordo di Parigi. Fra essi: Colombia, Iran, Iraq, Russia, Turchia, e numerose nazioni africane.
Inizialmente l’incontro di Bonn si doveva tenere nelle Isole Fiji, non un paese qualsiasi ma ad alto significato simbolico dal momento che è uno dei territori del Pacifico a rischio di finire sott’acqua a causa del surriscaldamento del pianeta. Poi le difficoltà logistiche hanno consigliato di svolgere l’incontro altrove, ma la presidenza è rimasta a Frank Bainimarama primo ministro delle Isole Fiji che intende orientare la discussione su due grandi temi. Il primo: la necessità di fare di più e più in fretta perché gli effetti dei cambiamenti climatici sono già fra noi. E non ce lo ricordano solo Harvey, Irma, Maria, Jose, Katia, e tutti gli altri uragani battezzati con i nomi più stravaganti che da un capo all’altro del mondo hanno seminato morte e terrore tramite allagamenti. Ce lo ricordano anche le carestie per siccità che continuano a condannare milioni di persone alla fame soprattutto nell’Africa orientale. Ed è proprio il fatto che i cambiamenti climatici producono i loro effetti ovunque e mettano in maggiore difficoltà soprattutto i più poveri, a rendere ragione dell’altro grande tema su cui il presidente Bainimarama intende mantenere la discussione. Il tema è previsto dall’Accordo di Parigi e si chiama solidarietà per la riparazione dei danni, per gli interventi di adattamento, per la transizione verso le energie rinnovabili. A Bonn e negli incontri che seguiranno, si discuterà ancora a lungo su questo tema perché i soldi sono sempre un tema sensibile. Per di più i paesi più ricchi vogliono evitare di infilarsi in una situazione attraverso la quale riconoscono, implicitamente, di ritenersi responsabili dei danni provocati. Ma se esaminiamo chi ha prodotto il problema negli ultimi cento anni, è difficile dare la colpa ai paesi più poveri. La stessa Cina che dal 1990 al 2011 ha contribuito al 16% di tutti i gas serra prodotti nel periodo, prima di allora aveva un ruolo non comparabile con Europa, Stati Uniti e Russia.
Già nel dicembre 2009, a Copenhagen, venne proposto di destinare 100 miliardi l’anno ai paesi più poveri per fare fronte ai cambiamenti climatici. Ma quale sia il denaro realmente raccolto e utilizzato a questo scopo nessuno riesce a dirlo, perché molti paesi mescolano tutto nel capitolo più generale della cooperazione internazionale. Si può solo dire che fino ad oggi il fondo appositamente costituito, il Green Climate Fund, ha approvato 54 progetti ed elargito finanziamenti per 131 milioni di dollari. Troppo pochi per impedire che altri innocenti continuino a pagare per la nostra opulenza.

Speciale Cop23: Ad una settimana dall'inizio della conferenza sul clima di Bonn ecco le principali notizie.


Lavoria, 13 Novembre 2017. Classe terza B.

A proposito di tecnologie “pulite”
Per limitare il surriscaldamento globale dovrebbero crescere sempre più le tecnologie “pulite”, in questo modo le fonti rinnovabili potrebbero salire del 75% in 15 anni. In definitiva si puo' e si deve fare molto di più per promuovere una vera transizione energetica verso le risorse meno inquinanti. L'Agenzia IRENA (Internazional Renewable Energy Agency)ha diffuso un documento che confronta le situazioni energetiche-ambientali dei singoli stati, rendendo noto che per raggiungere l'obiettivo attuale gli investimenti totali dovrebbero ammontare a 1700 miliardi di dollari al 2030. Le fonti rinnovabili infatti hanno un potenziale di sviluppo molto più ampio di quello riconosciuto dalla maggior parte dei paesi nei loro piani nazionali stilati dopo gli Accordi di Parigi del 2015.

Un pensiero di Papa Francesco
“Mi auguro che i lavori della Cop 23 come quelli che seguiranno ad essa, siano in grado di tenere sempre presente “quella terra senza confini dove l'atmosfera è estremamente fine e labile” come la descriveva uno degli astronauti con i quali ho recentemente avuto un colloquio”. Così ha detto Papa Francesco alla conferenza degli 11 paesi insulari del Pacifico. Il Papa ha confermato il suo impegno nella salvaguardia dell'ambiente, emerso nell'enciclica sul nostro pianeta definito “la nostra casa comune”.

La voce del Patriarca Bartolomeo
Il Patriarca Bartolomeo, capo della Chiesa ortodossa, ha lanciato un appello alle comunità e ai leader di tutte le fedi religiose perché possono fare una grande differenza nel convincere i governi ad intensificare gli sforzi per salvare il pianeta.
Bartolomeo è conosciuto cole “il Patriarca verde” per il suo inesauribile impegno a favore dell'ambiente, che si è unito in questi anni a quello di Papa Francesco.

News dagli Stati Uniti
Arnold Schwarzenegger dichiara che non è importante il parere del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, perché si continuerà a lavorare per il mantenimento del pianeta. “Il fatto che Trump si sia ritirato dall'Accordo di Parigi non significa niente, grazie ai governi subnazionali...perché continueremo a lavorare”. Questa la dichiarazione dell'ex governatore della California ad una settimana dall'inizio della conferenza sul clima.

Il presidente della Regione Puglia alla COP23
Come abbiamo già detto, per diminuire l'inquinamento bisogna cominciare a togliere cose che potrebbero inquinare, come ad esempio il carbone (decarbonizzare) L'Italia Infatti ha annunciato che l'obiettivo è arrivare nel 2025 a non usare più il carbone (carbone zero), e Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, ospite alla Cop 23 di Bonn ne è felice, però proprio in Puglia c'è il più grande impianto siderurgico europeo, l'Ilva di Taranto e se non verranno fatti i giusti passi la decarbonizzazione in Italia rischierà di rimanere incompiuta.



mercoledì 8 novembre 2017


UDA di Geografia
Surriscaldamento globale e cambiamenti climatici.
Le decisioni dei "grandi della Terra" alla COP 23

Introduzione
La COP 23 (Conference of parts 23 esima edizione) è l'annuale conferenza dell'Onu sul clima.
Quest'anno si terrà a Bonn in Germania dal 6 al 23 Novembre. La presidenza è stata assegnata alle Isole Fiji, ma per questioni logistico/organizzative verrà ospitata dalla Germania a Bonn.
Di particolare rilevanza sono stati gli Accordi di Parigi, conseguiti tramite la COP 21 del 2015 e finalizzati al contenimento del surriscaldamento globale non oltre i 2 gradi (possibilmente 1,5°) entro la fine del secolo.
Quest'anno la situazione è particolarmente interessante perché si tratta della prima COP con Trump presidente degli Stati Uniti, che con la sua politica e le sua dichiarazioni sembra voler prendere una posizione diversa da quella assunta da Obama negli Accordi di Parigi.
L'Unità di apprendimento si prefigge di monitorare i lavori della Conferenza.
Bozza di proposta
Si tratta di una attività legata alla Geografia, ma che viene proposta in maniera interdisciplinare attraverso Italiano - Geografia - Cittadinanza - Scienze per la Secondaria di Primo Grado.
Per la Secondaria di Secondo Grado le discipline coinvolte  risultano  Geografia - Italiano  - Scienze della Terra.
Destinatari:
Studenti delle classi prime, seconde e terze per la Secondaria di Primo Grado in quanto l'argomento si lega al clima che viene affrontato in tutti e tre gli anni.
Studenti delle classi seconde, terze, quarte e quinte per la Secondaria di Secondo Grado.
Tempi
Dal 6 al 24 Novembre per una decina di minuti per lezione.
Le attività consistono nel seguire lo svolgimento dei lavori della COP 23 su Internet, sui social, alla radio, alla TV e  mediante giornali on-line, cartacei e riviste specializzate.
I ragazzi dovranno tenere un diario di bordo e annotare informazioni, scaricare articoli etc. e poi in classe ne riferiranno il contenuto e si ragionerà insieme.
Non essendo possibile prevedere gli sviluppi occorre essere flessibili nell'attuazione e nella stesura della relazione finale.
Metodologia
Si lavora a gruppi, si utilizzando computer e la Lim con connessione ed eventualmente con smartphone e tablet
Giorno dopo giorno si cercano le informazioni, una volta raccolto sufficiente materiale si possono scrivere i primi articoli (ma anche brevi tweet). Una vota conclusa la Conferenza e divulgate le conclusioni si procede all'analisi globale dei lavori e al loro commento con un articolo finale.
Possibilità di pubblicare gli articoli migliori prodotti dai ragazzi (ma anche disegni etc.) sul Gigablog e sui siti delle scuole interessate al progetto
Si utilizza la modalità cooperativa, l'apprendimento differenziato e la flipped classroom.
Interventi di esterni esperti di questioni climatiche, ambientali e modello di sviluppo.
Contenuti:
  1. Elementi di climatologia
  2. Cambiamento climatico: cause e conseguenze. Esempi. Cause: collegamenti alla Rivoluzione industriale (prima e seconda); combustibili fossili; inquinamento (idrico, atmosferico, del suolo...) deforestazione, impatto dell'agricoltura intensiva sull'ambiente, ruolo delle multinazionali... Conseguenze: gli spostamenti delle popolazioni, le malattie legate all'inquinamento, l'estinzione di piante e animali, scioglimento ghiacciai,  innalzamento acque, aumento fenomeni meteorologici estremi  etc...
  3. Proposte e soluzioni (ricordarsi di dare sempre una visione): sobrietà, Buen vivir,  decrescita, agroecologia, economia circolare ma anche proposte concrete realizzabili individualmente e nell'ambito di piccole comunità come eliminare gli sprechi, ridurre i consumi superflui, cambiare modello di mobilità, attuazione  raccolta differenziata ecc
 Fonti:
Per avere spunti è possibile trovare l'attività svolta dalla Prof.ssa Campani in occasione della COP 21 sul Gigablog:           

Analisi quadro della situazione agli inizi dei lavori della Cop 23 effettuata dall'ecologo Max Strata utilizzabile come introduzione:

Informazioni sulle posizioni e le politiche attuate dagli stati:è

Rapporto fra surriscaldamento globale e migrazioni forzate: 

Effetti dell'innalzamento del livello degli oceani:


Verifica finale
Si può scegliere una modalità cooperativa o singola.
1.      In passato abbiamo somministrato prove di verifica singole per ciascuna disciplina in itinere e prova finale interdisciplinare Italiano-Geografia con doppia valutazione
2.      Valutazione del prodotto realizzato, ma anche il processo che ha portato a quel prodotto (con apposita griglia con indicatori legati alle competenze di cittadinanza ad esempio...)
3.      Valutazione di eventuali proposte emerse dagli studenti. Lo scorso anno una studentessa della  2 dell'Itc Pacinotti di Pisa ha realizzato il manifesto della Sostenibilità (in allegato).



MANIFESTO PER LA SOSTENIBILITA' AMBIENTALE

L'educazione ambientale è uno strumento fondamentale per sensibilizzare i cittadini.
Essa non riguarda solo l'ambiente ma anche l'economia (modello di sviluppo, consumi, povertà ecc.) e la società (cultura di pace, diversità culturale). L'educazione ambientale tocca tutti gli aspetti della vita, portando rispetto agli altri e alle future generazioni.
In questo anno scolastico, con il Prof A. Vento di Geografia e la Prof.ssa L. Luschi di Lettere, abbiamo studiato tutti gli argomenti e i vari aspetti della crisi che sta vivendo l'ecosistema terrestre e affrontato il tema  dello sviluppo sostenibile.
.La crisi del pianeta è data dall'aumento della popolazione, dalla diffusione di certi modelli di produzione e dall'aumento dei consumi individuali e comporta inevitabili modifiche agli ecosistemi. L'indicatore che determina la pressione dell'uomo sugli ambienti e misura il consumo delle risorse è l'Impronta Ecologica, in base alla quale noi in Italia consumiamo 2 volte mezzo in più della quantità di  risorse naturali a nostra disposizione.
Altro fattore importante della crisi del pianeta è l'inquinamento, provocato dalle attività industriali, dalla produzione di energia, dall'attività agricola intensiva e dagli scarichi e dai rifiuti umani e, un altro ancora, quello più importante e indispensabile, è la scarsità dell'acqua e il grave problema dei cambiamenti climatici che tocchiamo con mano ogni giorno.
Durante lo svolgimento di questi argomenti abbiamo avuto una bella occasione di fare un incontro con l'autore, Francesco Gesualdi, discutendo su un libro di attualità nel quale vengono analizzate le crisi nel mondo attuale, dichiarando che occorre scoprire “Un'Altra Via”
Per trasformare questo mondo, dovremmo iniziare a diminuire gli sprechi attraverso cose semplici e fattibili da ogni persona anche nella nostra scuola:
·        Chiudere l'acqua corrente mentre ci laviamo i denti e le mani, evitando cosi, nel lungo andare lo spreco di ingenti quantità di acqua.
·        Comprare solo elementi che siamo certi di consumare o utilizzare.
·        Effettuare la Raccolta differenziata.
·        Evitare i prodotti e gli imballaggi usa e getta.
E tante altre piccole cose che possono dare vita a uno sviluppo sostenibile.
Nella nostra scuola a seguito di questo percorso ad esempio abbiamo fatto sì che tutte le persone potessero dare un loro contributo, organizzando noi studenti la raccolta differenziata e la raccolta dei tappi di plastica, piccoli gesti che se messi insieme potremmo combattere per il raggiungimento dello scopo comune, ovvero la diminuzione dell'impatto ambientale.
SI,  ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE. FACCIAMO SI CHE LO DIVENTI!!!
Anna Dell'Agnello classe 2 c afm a.s. 2016/17

martedì 7 novembre 2017

Surriscaldamento globale e cambiamenti climatici. Le decisioni dei "grandi della Terra"alla COP 23.

La nuova conferenza sul clima: la COP 23.

di Eleonora Scutumella, Vanessa Facecchia, Agnese Panicucci, Emma Cerilli e Asia Filippeschi, classe terza B scuola media di Crespina/Lavoria.

Ieri, 6 Novembre 2017, è iniziata la 23 esima edizione della conferenza sul clima. Quest'anno si svolge a Bonn, in Germania, con la presidenza delle Isole Fiji, che sono particolarmente interessate all'argomento perché essendo delle piccole isole rischiano di essere sommerse a causa dell'innalzamento del livello del mare, dovuto allo scioglimento dei ghiacciai, che avviene per il riscaldamento globale.
I delegati dei 196 paesi presenti a Bonn lavoreranno ad un regolamento dettagliato che serva da guida per l'attuazione dell'accordo sul clima di Parigi, stipulato durante la COP 21 del 2015.
L'appello collettivo al mondo è quello di mantenere l'obiettivo stabilito a Parigi poiché il nostro pianeta è in difficoltà a causa dei continui cambiamenti climatici che provocano uragani, siccità, scioglimento dei ghiacciai, inondazioni, incendi etc. Gli scienziati ci dicono che la terra sta affrontando il suo periodo più caldo e la causa di questo surriscaldamento globale è proprio l'uomo!
Uno dei punti fondamentali dell'accordo di Parigi era di mantenere l'aumento della temperatura media globale al di sotto dei due gradi rispetto al periodo pre-industriale (ma sarebbe meglio rientrare sotto 1,5 gradi), ma al contrario si marcia verso un aumento di 3 gradi e gli attuali impegni dei vari stati equivalgono a solo 1/3 della riduzione necessaria di emissioni di gas serra, responsabili del riscaldamento globale. L'obiettivo è che i paesi condividano le loro migliori pratiche e avanzino le loro concrete proposte per contrastare il cambiamento climatico, e devono farlo volontariamente perché secondo l'accordo non possono essere costretti.
Gli stati coinvolti dovrebbero ragionare di eliminare l'uso dei combustibili fossili, ma Trump, nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, nei mesi scorsi sembrava volersi opporre a questa decisione continuando a negare le evidenti responsabilità umane del cambiamento climatico e annunciando di voler uscire dall'accordo di Parigi.
Poiché il tempo per agire rimasto non è molto, c'è bisogno di una rivoluzione climatica veloce e ambiziosa!
Nei prossimi giorni sicuramente si potranno ricavare altre informazioni. Noi della classe terza B della scuola media di Crespina a Lavoria saremo partecipi di ciò che succederà e vi informeremo.


lunedì 6 novembre 2017

COP 23. Una riflessione dell'ecologo Max Strata

Mentre è passata sostanzialmente inosservata la Conferenza mondiale sul clima delle
Nazioni Unite tenutasi nel 2016 , dal 6 al 18 novembre si terrà a Bonn in Germania la
Cop 23 (cioè la 23esima Conferenza delle parti) che si pone come obiettivo quello di
rendere operativi gli impegni sulla riduzione delle emissioni climalteranti presi nella
tanto celebrata Cop 21 svoltasi a Parigi nel 2015.
Il punto è sempre quello, impedire che entro la fine del secolo l'aumento della
temperatura media globale superi i 2 gradi centigradi rispetto al periodo preindustriale (meglio se 1,5).
Dopo l'uscita degli Usa dal gruppo dei Paesi più importanti per la realizzazione di
questo obiettivo, la Cina (che si propone sempre più come capofila) l'India, e l'Europa
"sembrano" spingere affinché questa volta l'accordo diventi realmente
operativo.
Scrivo "sembrano" perché per la stessa struttura e per le modalità organizzative
dell'accordo (che di fatto non è vincolante), la triste realtà è che tranne alcuni singoli
Paesi che si sono messi da tempo sulla strada di un serio contenimento delle
emissioni legiferando in materia e facendo rispettare le normative approvate, tutti gli
altri appaiono giocare un ruolo politico e strategico più che lavorare concretamente
per un vero cambiamento di rotta.
L'Italia, eterno fanalino di coda anche in questa partita decisiva per le sorti degli
ecosistemi, dell'umanità e delle altre specie viventi, arriva all'incontro senza neppure
avere delineato con chiarezza gli interventi da realizzare nei prossimi anni ma
favorendo, per dirne una, la combustione di gas metano nella produzione di energia
elettrica piuttosto che sostenere le rinnovabili e disincentivare l'uso di tutti i
combustibili fossili.
Dunque, nonostante l'enorme partita in gioco, ci troviamo nuovamente di fronte ad un
"gioco delle parti" che rischia di diventare drammatico in considerazione del fatto che
il riscaldamento globale e il conseguente caos climatico stanno evolvendo con un
ritmo ben più rapido di quanto era stato previsto anche solo due anni fa.
La percentuale di 403 ppm (parti per milione) di CO2 attualmente presenti in
atmosfera (400 ppm nel 2015) e l'innalzamento della temperatura che sta marciando
pericolosamente verso la prospettiva dei 3 gradi in più, indicano chiaramente questa
impennata .
Del resto, decarbonizzare l'economia mondiale significherebbe non solo mettere fuori
gioco le grandi aziende multinazionali pubbliche e private del settore, ma riscrivere
completamente il tipo di economia (e di società) della produzione e del consumo che
ci ha trascinato in questa condizione.
Se consideriamo quanto la classe politica internazionale sia legata a doppio filo agli
interessi economici dei grandi gruppi che orientano i mercati mondiali,
razionalmente, c'è ben poco da sperare.
Ecco perché, a mio avviso, nonostante tutta la gravità della situazione, anche questa
volta assisteremo a un incontro non decisivo e alla fine ogni Paese si muoverà per
proprio conto in un ordine sparso assolutamente insufficiente rispetto all'unità di
impegni di cui invece avremmo bisogno.
Questo pericolosissimo stallo mi convince ancora di più del fatto che solo le
comunità locali possono fare la differenza, organizzandosi in modo resiliente,
modificando la propria economia e non aspettando le decisioni dei governi e delle
Conferenze Internazionali, che nella loro inettitudine, semmai possono solo
beneficiare dei progetti su piccola scala e delle iniziative promosse dai cittadini.
Teniamo presente che non si può tornare indietro e che gli impatti negativi a tutti i
livelli che il caos climatico sta determinando e determinerà con maggiore intensità
nei prossimi anni, saranno una costante planetaria di lungo termine (secoli)
specialmente se, ed è esattamente il percorso che stiamo seguendo, la temperatura
media schizzerà ben più in alto di quanto indicato dagli accordi simbolici fin quei
sottoscritti.
In conclusione, dobbiamo prepararci al peggio senza per questo rinunciare a fare la
nostra parte, come singoli, come gruppi e come società.
Ci sono molti ostacoli da affrontare, esterni ed interni , la non corretta informazione e
la voglia di rimanere attaccati alle nostre abitudini per fare un esempio, e se non ci
decidiamo a rimuoverli in fretta, letteralmente sbatteremo violentemente contro un
muro.
Ma come sempre, cambiare si può e per cambiare è necessario passare dal nostro
attuale stato di inconsapevolezza a quello di una responsabilità attiva.
Questo non è il caso in cui si può delegare qualcuno a risolvere un problema, o ci
occupiamo in prima persona del nostro futuro e di quello delle giovani generazioni, o
il peggio non avrà fine.

mercoledì 18 ottobre 2017

Il Continente Americano. L'America Latina. Presentazione a San Giuliano Terme Venerdì 20 Ottobre ore 17.30 presso il Circolo Arci

 Presso 
Il Circolo Arci Comunale
in Largo Percy Shelley
a

San Giuliano Terme

VENERDI 20 OTTOBRE
 ORE 17.30
presentazione della pubblicazione
"Il continente americano. L'America Latina"
incontro con
Andrea Vento
docente di Geografia economica all'Itc Pacinotti di Pisa - Coordinamento del Giga
e
con l'eccezionale partecipazione di 
 Alfredo Viloria

Ex Primo Segretario dell'ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Roma
Dirigente del Psuv
e con intervento del 
Collettivo Abya Yala
"La resistenza dei Mapuche in Argentina. La sparizione di Santiago Maldonado"


A seguire apericena al costo di 5 euro.
Si invita a comunicare la propria presenza all'apericena per agevolare l'organizzazione da parte del circolo