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Cordoglio per la prematura scomparsa di Alfredo Viloria. Nel tardo pomeriggio di martedì 29 Dicembre si è diffusa la terribile notizia della...
giovedì 5 gennaio 2017
sabato 3 dicembre 2016
Rapa Nui o Tikopia ? Ovvero: quale futuro per l'umanità ?
Ringraziamo Max Strata per questa interessante riflessione.
Rapa
Nui o Tikopia ?
Ovvero:
quale futuro per l'umanità ?
di Max
Strata
Esitono
due isole che rappresentano il futuro dell'umanità.
Una è
Rapa Nui (meglio nota cone isola di Pasqua) e l'altra è Tikopia:
entrambe collocate nell'oceano Pacifico, la prima al largo del Cile e
la seconda nell'arcipelago delle Salomone al largo di Papua Nuova
Guinea.
Perchè
sono utili a comprendere che cosa ci aspetta ?
Perchè
esemplificano chiaramente che cosa accade quando gli abitanti di un
isola (noi tutti abitiamo un'isola nell'universo che si chiama
pianeta Terra) decidono di comportarsi in modo distruttivo o in modo
virtuoso.
Piuttosto
nota, grazie anche a un film hollywodiano, è la storia di Rapa Nui e
del suo tragico declino determinato dall'atteggiamento aggressivo dei
suoi abitanti che causò la fine della società che vi si era
sviluppata. L'ossessione per gli idoli e per il potere gerarchico dei
clan fece precipitare l'isola in una crisi ecologica senza precedenti
arrivando a renderla inospitale e quasi completamente disabitata.
Meno
nota è la storia della comunità di Tikopia, che trovatasi ad
affrontare una grave crisi determinata dall'aumento della
popolazione e da una forte pressione
sull'ambiente naturale si è salvata dalla rovina operando scelte
collaborative e condivise come ad esempio integrare le coltivazioni
nel sistema della foresta pluviale senza abbatterla, rinunciare
all'allevamento dei maiali perchè troppo impattante, organizzare
forme collettive di controllo delle nascite per evitare la
sovrappopolazione.
I Tikopiani, grazie
a questi saggi cambiamenti, dopo tremila anni vivono ancora oggi
sulla loro isola agendo in modo armonico e sostenibile.
Fatto il paragone,
viene facile capire che come specie umana stiamo seguendo il percorso
che fu intrapreso su Rapa Nui: oggi i nostri idoli non sono grandi
statue di pietra ma la fissazione per la crescita continua
dell'economia (anche se fisicamente impossibile) e per l'accumulo di
beni materiali che causano lo sfruttamento totale delle risorse
naturali, drammattici impatti sugli ecosistemi e su un gran numero di
specie viventi, persone comprese. Come avvenuto a Rapa Nui, ma su
scala globale, i nostri moderni clan si reggono sul potere gerarchico
e si dedicano all'uso della violenza e della guerra, per imporre la
logica della sopraffazione e del profitto. Sappiamo che cosa è
accaduto seguendo questa strada.
Ma sappiamo anche
che c'è un'altra possibilità che ci indica come niente di
definitivo è scritto e che possiamo uscire dal tunnel in cui ci
siamo inprudentemente infilati.
Quanto è avvenuto a
Tikopia non è utopia ma è la storia di una vicenda diversa e
concretamente realizzabile. Quello che occorre è il sapersi fermare
in tempo, non procedere oltre verso il precipizio. Cambiare per
salvarsi e per salvare le nuove generazioni comporta rinunciare a
questo modello fallimentare, significa avere la visione di un mondo
possibile che è qua, a portata di mano, un mondo più sobrio e più
semplice, più locale, più equo, in sintonia con i limiti imposti
dalla necessaria conservazione degli ecosistemi
e dalla rinnovabilità delle risorse naturali, fatto di
relazioni autentiche e di scelte condivise, un mondo non gerarchico
ma partecipato. Siamo al bivio, stà a noi scegliere: Rapa Nui o
Tikopia ?
venerdì 15 luglio 2016
mercoledì 13 luglio 2016
L'intervento di Aldo Zanchetta per la prima serata della Carovana della Solidarietà
"I
medici dell'Università di Rosario (Argentina) contro la Monsanto"
di
Aldo
Zanchetta
Nota
introduttiva. Questo intervento è stato ricavato da un testo più
ampio, intitolato “I nuovi modi del sapere” e preparato da Aldo
Zanchetta in occasione della prima serata della Carovana della
Solidarietà, che si è svolta l'8 Luglio 2016 a Livorno al Circolo
Arci Le Colline.
Il tema
degli OGM e del glifosato e dei suoi effetti di cui altri hanno
parlato prima di me, ci offre lo spunto per parlare di una
esperienza, che ritengo molto significativa, di un modo di affrontare
i problemi dal punto di vista della complessità.
Recentemente
l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ammesso che l’impiego
esteso del diserbante glifosato in agricoltura PUO’ causare tumori.
La dichiarazione dice esattamente così: “Vi sono prove convincenti
che il glifosato può causare cancro in animali di laboratorio e vi
sono prove limitate di carcinogenicità in esseri umani (linfoma di
Hogdin).” Di fronte a questa presa d’atto il minimo che si
dovrebbe fare è di applicare il “principio di precauzione” e
sospendere l’uso del glifosato. Ma la scienza predominante oggi non
è di questo avviso e sicura del proprio modo di sapere applica
sempre meno questa cautela, ritenendolo inutile nel caso degli OGM,
come ben appare nei ripetuti interventi sulla stampa della “nostra”
scienziata premio Nobel Elena Cattaneo sui problemi
dell’autorizzazione alla coltivazione in Italia del mais
geneticamente modificato.
La
popolazione campesina argentina, che vive nelle zone di estesissime
mono-produzione della soia transgenica con annesso uso di glifosato,
invece SA già da molti anni che il glifosato usato come suo
diserbante produce tumori, malformazione nei feti, aborti spontanei
etc. In Argentina la produzione della soia ha raggiunto l’estensione
di 28 milioni di ettari (quasi l’intera superficie dell’Italia) e
il glifosato corrispondente, valutato in 320 milioni di litri viene
irrorato da piccoli aerei che volano a bassa quota, e uno dei
cosiddetti “effetti collaterali” è di irrorare i piccoli centri
abitati circondati dal queste coltivazioni.
La
Monsanto, la ditta produttrice del glifosato, possiede enormi
strumenti di pressione sul mondo scientifico per orientare e
controllare le ricerche sugli effetti del glifosato. Due strumenti a
sua disposizione sono la corruzione monetaria e l’assegnazione di
fondi per la ricerca.
In
Argentina dove, come in ogni altro paese questa minaccia ha generato
estesi asservimenti o spinto al silenzio per convenienza o paura
ampi settori del mondo scientifico, un biologo di valore mondiale ma
praticamente sconosciuto all’opinione pubblica europea, Andrés
Carrasco, deceduto nel 2014, ha condotto per anni una strenua
battaglia contro gli OGM e contro gli effetti del glifosato,
osteggiato e penalizzato professionalmente dai politici e isolato da
molti suoi colleghi.
Il suo
messaggio venne però raccolto fin dal 2007 da alcuni suoi colleghi
della facoltà di Medicina dell’Università di Rosario, città
argentina, in pieno territorio di coltivazione intensiva, istituendo
per gli studenti laureandi la partecipazione obbligatoria di una
settimana nei cosiddetti “accampamenti della salute”, dove varie
decine di studenti, con la presenza dei loro professori, eseguono una
“mappatura” dello stato di salute nei villaggi posti in località
critiche. Portando così fuori dal chiuso dei laboratori e
coinvolgendoli in un lavoro medico sul campo, secondo le
raccomandazioni di Carrasco: <<La
prova maggiore degli effetti degli agro-tossici non dovete cercarli
nei laboratori ma andare nelle comunità sottoposte a fumigazione>>
(cioè con uso massivo del glifosato per dispersione aerea).
La stessa
università di Rosario, per ricordar Carrasco dopo la sua morte, nel
2014 ha istituito nel suo nome le “Settimane per la Scienza Degna”,
dove annualmente scienziati di vari paesi e organizzazioni sociali di
lotta ai transgenici e al glifosato come ad ogni altra forma di
“guerra chimica contro i popoli” (Zibechi) si riuniscono per
scambiare esperienze e approfondire gli studi sugli effetti e sui
rimedi ma anche sostenere le lotte contro questo tipo di
coltivazioni. In queste settimane oltre a personaggi del mondo
scientifico sono invitati, horribile
dictu, esponenti dei movimenti sociali
e delle comunità contadine in lotta, per intercambiare le
esperienze, quelle all’interno dei laboratori di ricerca e quelle
in vivo
di chi sperimenta sulla propria pelle gli effetti della moderna
agrochimica.
Questa
esperienza, unica nel suo genere a quanto mi consta, è un esplicito
riconoscimento che la scienza ufficiale, quella con la S maiuscola,
non è l’unica fonte riconosciuta e autosufficiente del sapere.
Secondo
segnalazioni fattemi da amici latinoamericani, altre Università
titolate di altri paesi dell’America Latina si stanno muovendo in
questo senso, sulle quali sto cercando di documentarmi. Così la
Pontificia Università San Marco di Lima e una università gesuita in
Messico di cui non ricordo il nome, stanno tentando di aprirsi al
dialogo con i saperi popolari, troppo presto gettati alle ortiche
dalla scienza ufficiale. E questo, naturalmente, non solo nel settore
dei saperi agricoli ma dei saperi popolari in genere. Non si deve
dimenticare che l’America Latina è la patria della “teologia
della liberazione” e che è un papa argentino il promotore della
prima grande enciclica ecologica: “Laudato si”.
Ma in
molti luoghi dell’A.L., nel mondo di “quelli in basso”, e nel
mondo indigeno in particolare, che sta vivendo una vera rinascita
storica, il recupero dei saperi ancestrali e la loro rielaborazione è
in pieno sviluppo.
Ne sono
due esempi estremamente significativi le due Università della Terra
di San Cristobal de las Casas in Chiapas e di Oaxaca, diverse fra
loro ma entrambe radicate nel territorio in cui operano. Ma in molti
altri luoghi il processo è in atto in maniera sorprendente. Ramón
Vera, un militante messicano di base scrive:
I
villaggi, le comunità, le collettività indigene e contadine, ma
anche i collettivi urbani delle periferie e delle favelas sanno che
per rompere le recinzioni devono rivendicare la propria capacità di
sussistenza, la produzione autonoma di alimenti, la costruzione
collettiva di saperi non
certificati,
la propria storia, la propria analisi delle condizioni che pesano sul
territorio, i propri canali su cui fare affidamento, la propria
iniziativa, la propria integrale e radicale capacità di
autogestione.
Lavorare
per progetti comunitari condivisi, insistere sugli spazi di
riflessione collettiva,recuperare la storia, approfondire le analisi
e rafforzare la creatività sociale fa crescere infatti modi
pertinenti di apprendere che sono diversi dall’addomesticamento
imposto dalla scuola occidentale.
In
questo spirito mi pare che operi, in
modo forse più modesto ma significativo, anche l’esperienza della
Libera Università Popolare di Livorno, per aiutare a liberare dal
basso la nostra cultura dalla camicia di forza impostale dal pensiero
capitalista, patriarcale, individualista, competitivista che ci sta
portando a quella guerra di tutti contro tutti che ci sta
sovrastando.
martedì 12 luglio 2016
Siete tutti invitati alla presentazione del libro Syria Calling di Antonella Appiano!!!
La Carovana della solidarietà è una iniziativa, promossa da Associazione Ita-Nica, Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati (Giga), Associazione Pisorno e Lucca contro la guerra, che persegue due finalità principali:
- approfondire l'evoluzione dei fenomeni in corso in America Latina e in Medio Oriente attraverso analisi e testimonianze dirette;
- contribuire alla riparazione della struttura mobile che è stata gravemente danneggiata da un incendio durante la "festa della solidarietà" organizzata poche settimane fa dall'associazione Ita-Nica allo scopo di raccogliere fondi per il progetto di cooperazione sanitaria in corso d'attuazione nel paese centroamericano.
Dopo la buona riuscita del primo incontro sull'America Latina di venerdì 8 a Livorno, il comitato organizzatore propone il secondo e il terzo appuntamento della "Carovana della solidarietà" che vedranno come protagonista la giornalista esperta del mondo arabo/islamico, Antonella Appiano, che affronterà la drammatica e complessa situazione del Medio Oriente attraverso la sua testimonianza diretta raccolta nel suo nuovo libro "Syria calling" che verrà presentato in anteprima nazionale nelle corso dei due incontri.
Il programma prevede:
14 luglio a San Giuliano Terme
ore 18
presso ristorante Salustri
a seguire cena completa conviale costo € 15
per prenotazioni 333.2652747 (Andrea)
e
15 luglio a Lucca
ore 21,15
presso Biblioteca Popolare di San Concordio
Via Urbicciani 362 - San Concordio
Per informazioni sull’incontro di Lucca: 338.6702858 (Aldo)
“Syria Calling. Sei anni di conflitto raccontato in prima persona da Aleppo e Damasco, dal Kurdistan e Roma, dall'Egitto, Oman e Kuwait” di Antonella Appiano.
Il nuovo ebook della giornalista Antonella Appiano “Syria Calling”, edito da Quintadicopertina: un romanzo in prima persona che ripercorre i passaggi del conflitto in Siria dal 2011 a oggi. A due anni e mezzo dall'uscita di Qui Siria. Clandestina ritorna a Damasco Antonella Appiano, giornalista ed esperta di cultura araba e Islam, torna a raccontare la situazione in Medio Oriente, ripercorrendo la storia di un conflitto che assume ogni giorno dimensioni maggiori.
Ancora una volta nella narrazione di Antonella Appiano la 'Storia' si intreccia con la vita delle persone, incontrate durante i primi viaggi sotto copertura, fra il 2011 e il 2012, e adesso rintracciate -quando possibile- per raccoglierne testimonianze, timori e speranze a quattro anni di distanza.
Syria Calling rappresenta un reportage dove al centro c'è la descrizione dei fatti e degli avvenimenti, sotto forma di diario dell'autrice: la completezza storica si unisce alla chiarezza e semplicità della narrazione, perché parlare di Siria possa essere possibile anche fuori dal circuito di storici od osservatori specializzati. Negli ultimi anni di guerra i fatti si sono accavallati senza tregua, fra colpi di scena, variazioni di tattica e interventi da “attori esterni”: le nuove elezioni presidenziali in Siria, il ruolo e la battaglia del popolo Kurdo, e allo stesso tempo, i primi attentati in Europa rivendicati dall'Isis a impattare sulla percezione del Medio Oriente da parte del mondo occidentale. Il conflitto si è complicato al punto da rendere necessario un aggiornamento che raccontasse i motivi che hanno portato alla situazione
odierna. Ancora una volta l'ebook si dimostra un utile strumento per raccontare la situazione di un Paese lacerato dalla guerra, attraverso fotografie, schede di approfondimento, glossari, timeline interattive che permettono di navigare il testo e muoversi tra il racconto, insieme alle nuove mappe della Siria e del Medio Oriente. Le schede di approfondimento, il glossario e la timeline si prestano anche come materiale divulgativo e di approfondimento a scuola. Lo stile romanzato rende il testo adatto a tutti i lettori: la semplice forma narrativa permette di orientarsi nella “fitta nebbia siriana” anche a un pubblico meno esperto.
Il nuovo ebook della giornalista Antonella Appiano “Syria Calling”, edito da Quintadicopertina: un romanzo in prima persona che ripercorre i passaggi del conflitto in Siria dal 2011 a oggi. A due anni e mezzo dall'uscita di Qui Siria. Clandestina ritorna a Damasco Antonella Appiano, giornalista ed esperta di cultura araba e Islam, torna a raccontare la situazione in Medio Oriente, ripercorrendo la storia di un conflitto che assume ogni giorno dimensioni maggiori.
Ancora una volta nella narrazione di Antonella Appiano la 'Storia' si intreccia con la vita delle persone, incontrate durante i primi viaggi sotto copertura, fra il 2011 e il 2012, e adesso rintracciate -quando possibile- per raccoglierne testimonianze, timori e speranze a quattro anni di distanza.
Syria Calling rappresenta un reportage dove al centro c'è la descrizione dei fatti e degli avvenimenti, sotto forma di diario dell'autrice: la completezza storica si unisce alla chiarezza e semplicità della narrazione, perché parlare di Siria possa essere possibile anche fuori dal circuito di storici od osservatori specializzati. Negli ultimi anni di guerra i fatti si sono accavallati senza tregua, fra colpi di scena, variazioni di tattica e interventi da “attori esterni”: le nuove elezioni presidenziali in Siria, il ruolo e la battaglia del popolo Kurdo, e allo stesso tempo, i primi attentati in Europa rivendicati dall'Isis a impattare sulla percezione del Medio Oriente da parte del mondo occidentale. Il conflitto si è complicato al punto da rendere necessario un aggiornamento che raccontasse i motivi che hanno portato alla situazione
odierna. Ancora una volta l'ebook si dimostra un utile strumento per raccontare la situazione di un Paese lacerato dalla guerra, attraverso fotografie, schede di approfondimento, glossari, timeline interattive che permettono di navigare il testo e muoversi tra il racconto, insieme alle nuove mappe della Siria e del Medio Oriente. Le schede di approfondimento, il glossario e la timeline si prestano anche come materiale divulgativo e di approfondimento a scuola. Lo stile romanzato rende il testo adatto a tutti i lettori: la semplice forma narrativa permette di orientarsi nella “fitta nebbia siriana” anche a un pubblico meno esperto.
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